Deejays da 50 €? Troppo facile puntare il dito su di loro

C’era una volta un paese in cui tutte le cose andavano bene…almeno apparentemente…
In tv c’erano solo tette, culi, gettoni d’oro e sorrisi a 32 denti…
In parlamento le porno star sedevano in mezzo ai colletti bianchi e possiamo immaginare senza difficoltà come si siano divertite! Nel frattempo noi ragazzini sfrecciavamo per le vie delle città con i nostri scooter super elaborati.
Nella stragrande maggioranza dei casi mamma e papà  avevano entrambi un lavoro discretamente retribuito e qualche soldino da parte per quando fossimo diventati grandi.
Ai nostri nonni non mancavano mai 5.000 Lire per farci giocare in sala giochi e la loro pensione gli consentiva di arrivare a fine mese senza tirare troppo la cinghia.
Le discoteche erano piene senza pr e senza ragazze ai tavoli…

Non non vi preoccupate…questo non sarà assolutamente uno di quegli articoli pieni di nostalgia per rimpiangere gli anni d’oro…

Che piaccia o no la situazione è cambiata radicalmente!
L’Italia è un paese in recessione e tutti i settori, compresi quello dell’intrattenimento notturno, sono in crisi

Dal 2007 – anno del crack delle borse di mezzo mondo – stiamo assistendo sempre di più al crollo dei consumi: girano meno soldi, in altre parole meno bistecche, meno jeans di marca e sempre meno suv da esibire con ostentazione.

Ma veniamo al dunque…Io faccio il vocalist da quasi 14 anni e non so se, arrivati a questo punto, possa essere considerata ancora una fortuna…
Non ho mai avuto grossi problemi professionali e ora, a 33 anni suonati, posso permettermi di dire la mia su questo mondo senza essere considerato un pazzo o peggio ancora un presuntuoso.

Col passare delle stagioni ho raggiunto sempre di più la consapevolezza che anche la mia attività, come tutte, è soggetta ad alti e bassi…
La ruota gira: un giorno sei sù, pensi di avercela fatta e il giorno dopo ti ritrovi con il culo per terra! Non è nè sfiga nè fortuna: è la vita, stop!

In questi ultimi anni nel settore della night life è venuto fuori il lato peggiore di molti, se non di tutti…Appena vediamo un collega in difficoltà miriamo alle gambe sperando che non si rialzi più…La concorrenza è spietata perchè la “fetta di torta” è diventata sempre più piccola!
Nel frattempo all’estero (vedi Olanda e Svezia solo per citare i casi più eclatanti) fanno gruppo, si supportano a vicenda e acquistano sempre più potere alla faccia degli italiani!
Anche da noi succede ma parliamo di percentuali ridicole!
In ambito internazionale la nostra credibiltà è crollata vertiginosamente…siamo rimasti quelli della pizza, degli spaghetti e del mandolino…

Una volta eravamo sul tetto del mondo, concentrati com’eravano solo sul nostro lavoro…adesso passiamo gran parte del nostro tempo a piangerci addosso, a rosicare e  soprattutto ad inveire (spesso sui social) contro:

  1. le nuove tecnologie
  2. i deejays da 50 €
  3. i deejays “pulmino”

Vorrei concentrarmi sulla seconda categoria in particolare!
Quando sento dire che le discoteche sono in crisi per colpa dei deejays da 50€  mi incazzo di brutto…
Occorre infatti distiguere tra un ragazzino alle prime armi, che ha tutto il diritto di provare a fare il dj e quindi di proporsi a cifre irrisorie e un finto dj professionista che invece si (s)vende a tale cifra.

Il primo, dopo un po’ di gavetta, potrebbe anche diventare un bravissimo dj e produttore, il secondo è un dj mancato!

In fondo non siamo noi consumatori a poter scegliere se mangiare in un ristorante cinese con pochi euro o in un ristorante stellato? Nessuno ci obbliga…
Seguendo questo ragionamento appare quindi chiaro come la responsabilità dell’esistenza di questa categoria di deejays vada imputata non tanto a loro (che si offrono all’interno di un mercato libero) bensì a chi ha il potere di sceglierli ossia di ingaggiarli, in questo caso i gestori!

Ma anche qui occorre precisare…

Un gestore in difficoltà – magari indebitato fino al collo – vorrebbe sicuramente ospitare un dj affermato nel proprio locale, ma non potendoselo permettere, lo rimpiazza con un dj da 50€!
Diverso è il caso di chi, pur potendoselo permettere, sceglie consapevolmente di risparmiare sui costi fissi.

Noi professionisti – ed è naturale che sia così – la vediamo sempre dal nostro punto di vista…proviamo per un attimo ad invertire il punto di osservazione facendo un esempio pratico.

ESEMPIO 1) Mi chiamo Andrea, ho 20 anni, e un solo sogno nel cassetto: fare il dj!
Decido allora di propormi ad un paio di locali della mia città ad una cifra minima…Attenzione, il mio sogno non è diventare ricco, è fare il dj!!!
Il direttore artistico del locale “Pincopallino” mi da fiducia, ovvio gli costo poco e magari gli porto anche un po’ di amici. Ci accordiamo così per 50€ a sera e dal primo di ottobre suonerò tutti i sabati a 10 minuti da casa!

ESEMPIO 2) Mi chiamo Bruno, ho 37 anni, e ho sempre sognato di poter fare il dj professionista…Anzi a dir la verità, fin che avevo 30 anni, sono riuscito a mantenermi solo con le serate poi, con l’arrivo della crisi, mi sono dovuto trovare un lavoro anche di giorno.
Purtroppo nella vita ognuno semina ciò che raccoglie..
Recentemente ho messo i dischi nel bar sotto casa e l’anno scorso, per il mio compleanno, sono riuscito a suonare anche in quella famosa discoteca!
Ovviamente non compro i dischi – non me lo posso permettere – nel tempo libero li scarico da internet ma pur di suonare ogni sabato sera e di postare l’evento su Facebook mi vendo a 50€!

Secondo voi Andrea e Bruno (nomi di fantasia così come le loro storie ovviamente) possono essere la sola causa della crisi dei locali???
Con chi ci stiamo mettendo in competizione??? Con chi ha appena iniziato a mettere i dischi o con chi è sulla via del tramonto???
Meno critiche, meno rosicate, meno cazzate!!! C’è in ballo il futuro della nostra professione!

Noi italiani abbiamo un ingegno unico, inimitabile…torniamo a far funzionare il cervello…Inventiamoci nuovi format, nuovi modi di comunicare e nuove forme di intrattenimento! Solo così potremmo sperare in una ripresa del nostro settore!
E’ troppo facile scaricare la nostra frustrazione sui soggetti più deboli di noi e, consentitemelo, anche un po’ patetico!